Descrizione
| Marchio Armi | Marlin |
| Modello | mod 1894 s 44rm o 44 spl |
| Anno di Produzione |
| Calibro | .44 Remington Magnum |
arma pari al nuovo sempre in collezione calibri uso di calibro 44rm o 44 spl
possibilità di spedizione in tutta Italia
Sulla breccia da 125 anni, è ancora una valida opzione per il cinghialaio grazie al perfetto rapporto tra potenza, maneggevolezza, controllabilità. Meccanica super-affidabile, buone finiture.
La carabina Marlin 1894, brevettata il 1° agosto dell’anno precedente dal progettista dell’azienda, Lewis Hepburn, rappresenta una evoluzione e modernizzazione del precedente modello 1889, il primo realizzato dalla Marlin con telaio chiuso superiormente ed espulsione laterale.
La motivazione tecnica di questa soluzione non era semplicemente quella di differenziarsi dalle armi Winchester, né tantomeno di agevolare l’impiego dell’ottica (giacché i cannocchiali per carabina iniziarono a diffondersi più tardi, anche se oggi indubbiamente è utile a questo scopo), bensì quello di garantire una superiore robustezza strutturale in particolar modo nell’eventualità di rottura del bossolo allo sparo, a parità di peso rispetto a una carabina con carcassa aperta superiormente.
Di certo c’è che con la diffusione delle ottiche di puntamento, il fatto che la carabina avesse la parte superiore chiusa è risultato un vantaggio non da poco per l’applicazione dell’ottica, cosa non altrettanto agevole (per esempio) con la Winchester 1894, tutto sommato neanche con l’introduzione della versione Ae (angle eject), avvenuta peraltro solo nel 1983, laddove invece le carabine Marlin hanno iniziato a essere predisposte per il montaggio dell’ottica dalla metà degli anni Cinquanta.
L’arma ha una struttura molto semplice ma, soprattutto guardando all’epoca in cui fu progettata, risulta estremamente moderna per quanto riguarda la sicurezza d’uso. In estrema sintesi, la carcassa contiene l’otturatore, di forma grosso modo prismatica, e sul lato destro presenta un portello che consente il caricamento del serbatoio tubolare. Quest’ultimo ha una capacità di 10 cartucce. Per riempirlo si inseriscono le cartucce, una alla volta, vincendo la resistenza del coperchio del portello di caricamento e spingendole in avanti, dentro il serbatoio. L’operazione deve essere compiuta con la leva di caricamento in posizione di sparo.
Poi si aziona la leva, ruotandola in avanti, il che provoca inizialmente lo sblocco del rampone di chiusura a scorrimento verticale, che impegna una mortasa nella parte posteriore dell’otturatore, poi lo scorrimento all’indietro dell’otturatore medesimo, che estrae il bossolo dalla camera e lo espelle. La cucchiaia di alimentazione presenta la cartuccia prelevata dal serbatoio perché, con il movimento di chiusura dell’otturatore, venga camerata, riportando la leva di sottoguardia in posizione di sparo. L’arretramento dell’otturatore comporta anche l’armamento del cane esterno.
L’arma è per l’epoca decisamente avveniristica, in quanto presenta due distinti sistemi di sicurezza passiva; il primo è costituito da un nottolino che, se la leva di caricamento non è perfettamente in posizione di sparo, blocca lo scatto impedendo l’abbattimento del cane; il secondo è costituito dal fatto che il percussore è in due pezzi e il pezzo posteriore risulta allineato all’anteriore solo quando il blocco di chiusura è correttamente in posizione. In caso contrario (quindi se l’arma non è perfettamente chiusa), risulta disassato verso il basso e anche se colpito dal cane, non può trasmettere l’urto alla parte anteriore del percussore, né quindi accendere l’innesco della cartuccia.
Oltre a questi dispositivi automatici di sicurezza, è presente la mezza monta del cane e una sicura a traversino che, una volta attivata, intercetta il cane prima che colpisca il percussore (ma non ne impedisce l’abbattimento).
Il calcio è del tutto tradizionale, quindi con profilo all’inglese, in noce americano, completato da un semplice, ma funzionale calciolo in gomma. L’astina è anch’essa in noce americano, leggermente arrotondata alle estremità, risultando con una larghezza compresa tra i 39 e i 45 millimetri. In corrispondenza dei punti di presa è presente un’ampia zigrinatura grippante. Le superfici in legno dell’arma sono trattate con una peculiare verniciatura che dovrebbe garantire una migliore resistenza agli agenti atmosferici rispetto alla classica verniciatura a poliestere o alla lucidatura a olio. Il trattamento è denominato Mar-shield.
Per quanto riguarda gli organi di mira, anch’essi sono molto “in stile” e sono costituiti da un mirino a lama con apice circolare bianco, innestato a coda di rondine, quindi regolabile in derivazione, e da una tacca di mira tipo Buckhorn regolabile in elevazione grazie al tipico cursore a gradini.
Posizione
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