Descrizione
| Marchio Armi | Springfield |
| Modello | GARAND M1 |
| Anno di Produzione | 1944 |
| Calibro | .30-06 Springfield |
L'M1 Garand (ufficialmente designato U. S. rifle, caliber .30, M1, poi rinominato in Rifle, Caliber .30, M1, oppure US Rifle, Cal. .30, M1) è un fucile semiautomatico camerato per la cartuccia .30-06 Springfield, progettato presso la Springfield Armory ed usato dalle forze armate statunitensi dal 1936 al 1957.
Il nome del fucile deriva dall'inventore John Milius Garand e fu uno dei primi fucili semiautomatici adottati da un esercito nazionale.
Definito "il più rilevante implemento bellico mai introdotto" dal generale George Smith Patton,rimpiazzò il bolt-action M1903 come fucile di servizio per poi venire a sua volta rimpiazzato nel 1957 dal fucile da battaglia M14. Venne utilizzato anche durante la seconda guerra mondiale e la guerra di Corea, e prese parte ad azioni di combattimento limitate anche nella guerra del Vietnam. L'arma fu usata estesamente fino al 1963 con una graduale riduzione fino al 1976.
Ad oggi rimane in servizio solo come arma da parata.
Sebbene lo U.S. Army si fosse già interessato ai fucili semiautomatici con il progetto di Bang e Murphy-Manning del 1911, e vi fossero stati esemplari di arma in pre-produzione nel 1916,[4] l'origine del Garand M1 va datata al 1919, quando gli eserciti di tutto il mondo si resero conto che le normali munizioni da fucile erano troppo potenti per le usuali distanze d'ingaggio. Le prove degli anni '20 ebbero al loro centro la munizione .276, molto più piccola della già esistente .30-06.
Sviluppo
Il franco-canadese John Garand andò a lavorare negli Stati Uniti, alla Springfield Armory, e cominciò il suo lavoro su un fucile operato a rinculo (più esattamente l'arma avrebbe usato la detonazione della polvere per far arretrare il bossolo che avrebbe a sua volta costretto l'otturatore ad aprirsi) nel 1919. Nel 1924, ventiquattro fucili identificati come M1922, furono assemblati dalla Springfield.
Nel 1925, a Fort Benning, vennero effettivamente testati in competizione con i modelli proposti da Berthier, Hatcher-Bang, Thompson e Pedersen (gli ultimi due erano in realtà armi ad apertura ritardata). Questo portò ad ulteriori prove per un Garand migliorato e denominato M1924 contro il Thompson Autorifle, ma le prove non fornirono risultati validi.
Nel marzo 1927, i test di prova eseguiti dalla cavalleria non riportarono alcun vincitore tra M1903, il fucile di Garand e il Thompson Autorifle. Questo spinse Garand a tentare con un fucile operato a gas (brevettato ufficialmente da Garand il 12 aprile 1930) e camerato per il nuovo proiettile .276.
Nei primi mesi del 1928, fanteria e cavalleria condussero prove con il nuovo T1 Pedersen (camerato per il proiettile .276 Pedersen), definendolo "molto promettente"[4] nonostante l'uso di munizioni lubrificate, sistema condiviso con l'arma di Thompson.
Il 13 agosto 1928, una serie di test congiunti tra esercito, marina e USMC analizzarono il Thompson Autorifle, le due varianti (fanteria e cavalleria) del Pedersen T1, il Garand M1924 e il Bang .256 ma il 21 settembre si giunse nuovamente alla conclusione che non vi fosse un vincitore assoluto.
A Garand venne però suggerito di abbandonare il modello .30 per dedicarsi al nuovo calibro .276.
John Garand presenta le caratteristiche della sua arma ai generali delle forze armate americane.
Un ulteriore test condotto dall'SRB nel giugno 1929 (test che includeva tra gli altri i fucili di Browning, Colt-Browning, Garand, Holek, Pedersen, Rheinmetall e un prototipo incompleto proposto da White) portò a concludere che i lavori sul Garand .30 potevano essere ripresi e il primo T1E1 fu ordinato il 14 novembre 1929.
Venti T3E2 camerati per il .276 vennero costruiti per competere con il T1 Pedersen nel 1931. Il fucile di Garand fu il vincitore indiscusso dello scontro. Fu anche testato il prototipo camerato per il .30 ma l'arma fu ritirata in seguito alla rottura dell'otturatore il 9 ottobre 1931. Un incontro del 1932 raccomandò l'adozione del nuovo calibro .276 e la produzione di circa 125 T3E2.
Nel frattempo, Garand aveva rivisto il suo otturatore e il modello T1E2 venne sottoposto nuovamente a test. Il giorno dopo la conclusione con successo di tale test, il generale Douglas MacArthur dichiarò pubblicamente di non apprezzare alcun cambiamento di calibro, soprattutto visto che vi erano ingenti scorte di munizioni .30 M1 in magazzino.
Il 25 febbraio 1932, John B Shuman, parlando a nome del Segretario di Guerra, ordinò l'interruzione di qualunque lavoro sulla munizione .276 e tutti i relativi fucili, per reindirizzare i fondi all'individuazione e correzione dei difetti del prototipo di Garand.
Il 3 agosto 1933, il T1E2 venne rinominato ufficialmente Semi-automatic Rifle, Caliber .30, M1.
Nel maggio 1934, settantacinque fucili vennero consegnati per le prove sul campo (50 alla fanteria, 25 alla cavalleria).
Furono individuati numerosi problemi, costringendo alla modifica dell'arma prima che potesse essere definitivamente adottata il 7 novembre 1935, e poi standardizzata il 9 gennaio 1936.
Il primo modello prodotto fu testato in ogni aspetto il 21 luglio 1937.
Le difficoltà di produzione ritardarono la consegna all'esercito fino al settembre 1937. La produzione alla Springfield cominciò nello stesso mese con un ritmo di 10 fucili al giorno e raggiunse la media di 100 fucili al giorno nel giro di due anni. Pur essendo entrato in produzione, tuttavia, i problemi non erano finiti. La canna, il cilindro per i gas e il mirino anteriore vennero riprogettati ed entrarono in produzione nel 1940.
Tutti i Garand già prodotti vennero riconvertiti, come era accaduto anche per il precedente M1903 e come accadrà poi con il nuovo M16. Nonostante l'intoppo, la produzione dei Garand aumentò nel 1941, raggiungendo le 600 unità giornaliere ed equipaggiando completamente l'esercito americano per la fine del 1941.
L'entrata in servizio
In seguito allo scoppio della Seconda guerra mondiale in Europa, alla Winchester fu assegnato un contratto di produzione per 65.000 fucili da consegnare entro il 1943[4]. Anche l'esercito britannico valutò la possibilità di adottare l'M1 Garand come possibile rimpiazzo per il suo Lee-Enfield No.1 Mk III, ma l'idea venne scartata quando alcuni test dimostrarono l'inaffidabilità dell'arma a contatto col fango.
Fu una delle tante situazioni in cui gli inglesi dichiararono inadeguato l'equipaggiamento americano subito prima che gli americani usassero lo stesso con risultati eccellenti.
Il funzionamento semiautomatico dell'M1 conferì alle forze statunitensi un significativo vantaggio nella potenza di fuoco (in un conflitto dove tedeschi, italiani e giapponesi erano rimasti fedeli all'uso di armi bolt-action. L'arma permetteva ai soldati di sparare 8 colpi in successione senza muovere le mani e perdere di vista il bersaglio.
L'impatto di questo fucile a fuoco rapido spinse sia gli alleati che l'Asse allo sviluppo di nuove armi semiautomatiche e automatiche per armare i loro eserciti.
La maggior parte dei Garand fu sottoposto a revisione e riparazione subito dopo la guerra. Mentre gli Stati Uniti si stavano impegnando nella Guerra di Corea il Dipartimento della Difesa giudicò ancora necessaria la produzione di fucili M1. La Springfield si propose per la produzione, ma i contratti finirono stavolta alla International Harvester (che da sola produsse 337.623 fucili) e alla Harrington & Richardson.
L'ultimo lotto di Garand fu prodotto dalla Springfield Armory nel 1957 usando parti già disponibili e che necessitavano solo di essere assemblate.
Gli strumenti della Winchester furono in seguito impiegati dalla Beretta in Italia.
Soldato statunitense fotografato nel 1942 mentre impugna un M1 a Fort Knox, Kentucky.
L'M1 si dimostrò un eccellente fucile per tutta la Seconda guerra mondiale e durante la Guerra di Corea. Molte nazioni ricevettero le eccedenze americane, tra cui: Repubblica Federale Tedesca, Italia, Giappone, Danimarca, Grecia, Turchia, Iran e Vietnam del Sud. La maggior parte dei fucili ceduti alle potenze alleate provenivano dai lotti prodotti dalla Harvester Corporation nel periodo 1956-1959.
Alcuni Garand vennero usati ancora durante la Guerra del Vietnam nel 1963. Nonostante l'adozione dell'M14 nel 1957, la sostituzione completa dei Garand non avvenne fino al 1965 (ad eccezione della variante da tiratore scelto, entrata in uso durante la Seconda guerra mondiale e usata fino alla fine della Guerra del Vietnam). In alcuni rami delle forze armate l'arma è rimasta in servizio fino agli anni '70 quando non oltre.
Alcuni reparti di addestramento o cerimoniali utilizzano ancora l'M1 Garand: ricordiamo l'USMC Silent Drill Team, la Guardia Reale Norvegese, la Guardia d'Onore dell'Aviazione statunitense e la Guardia presidenziale greca.
Per gli standard moderni, il sistema di alimentazione del Garand risulta superato. Gli ufficiali richiesero espressamente che l'arma non avesse un caricatore amovibile. Si credeva infatti che tale caricatore sarebbe stato facilmente perso dalle truppe (la stessa perplessità che suscitò cinquant'anni prima il Lee-Enfield britannico), e che avrebbe causato malfunzionamenti in caso di sporcizia o detriti (entrambe cose che si rivelarono false dopo l'adozione della Carabina M1).
Come risultato, John Garand sviluppò un sistema che usava una clip en-bloc da inserire dall'alto all'interno del caricatore interno. Sebbene la soluzione fosse in accordo con quanto richiesto, essa portò anche ad un aumento considerevole del peso dell'arma, senza contare che era difficoltoso caricare i colpi manualmente senza clip.
Inizialmente, il fucile di Garand era camerato per il nuovo .276 Pedersen usando clip da 10 colpi.
Solo in seguito fu ricamerato per il più comune .30-06 Springfield. Con tale munizione la gittata effettiva dell'arma fu innalzata a 500 m, e con l'uso di munizioni perforanti si potevano infliggere ferite mortali fino a 800 m di distanza. A causa del maggiore diametro del proiettile, però, la nuova clip conteneva 8 colpi invece dei classici 10.
Il progetto originale per l'M1 usava un sistema di gas molto complicato (definito gas-trap) che prevedeva una camera di recupero gas in prossimità della volata, ma la soluzione fu scartata in favore di una semplice foratura della canna per il recupero dei gas.
Dato che quasi tutti i fucili furono riconvertiti, gli esemplari pre-1939 con il sistema gas-trap sono molto ambiti dai collezionisti.
In entrambi i sistemi, i gas in espansione venivano reindirizzati nel cilindro sotto la canna.
Qui esercitavano pressione su un pistone a lunga corsa attaccato alla leva di armamento. Il movimento all'indietro della barra forzava la rotazione dell'otturatore (tenuto in chiusura da due protrusioni) e la sua apertura. La molla di recupero permetteva poi il ritorno in posizione delle varie componenti.
Posizione
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