Descrizione
| Calibro | 223 remington |
Dal 2017, per gli appassionati di armi Ex ordinanza moderne del nostro esercito italiano, la Nuova jager di Basaluzzo (Al) è ormai una vera “fabbrica dei sogni”: nel volgere di poco più di un biennio, infatti, è riuscita a rendere realtà quello che nei decenni precedenti non era stato possibile neanche sognare, cioè la possibilità di detenere le versioni demilitarizzate delle armi individuali Beretta più famose e iconiche del dopoguerra, cioè (dapprima) il Fal Bm59 ,successivamete, l’Ar70/90, la PM12 (anche questa disponibile da noi).
Con esclusione della versione Ar70 in 222 (19_00373 ex 4085) quella in 223 (13_00375c ex 11199 ), non ha mai avuto una commercializzazione impegnativa sul mercato italiano (salvi, si dice, una ventina di esemplari in 223 che erano già stati venduti e scomparsi dai radar), quindi è rimasto veramente un sogno proibito.
Finché non si è aperta la possibilità, per il noto distributore piemontese, di mettere le mani su 850 esemplari in dismissione da parte dei CARABINIERI che, dopo le idonee e doverose operazioni di demilitarizzazione, stanno proprio in questi giorni diffondendosi nelle armerie specializzate. Del totale di esemplari disponibili, circa la metà è stata destinata al mercato interno, mentre la restante metà è partita per l'estero.
L’AR70/90 ha partecipato alle più importanti missioni dall’inizio degli anni ’90 in poi, tra le quali vi sono: l’operazione “Vespri Siciliani” dal 1992 al 1998 quando lo Stato inviò l’esercito in Sicilia per la lotta contro la mafia, nel 1993 in Somalia nell'operazione Ibis, nel conflitto in Afganistan nel 2001 contro i Talebani, nel conflitto in Iraq nel 2003 e nella guerra in Libano dal 2006 al 2011.
Fu destinata a reparti speciali quali il reggimento San Marco della Marina Militare, i NOCS della Polizia e dalla Aeronautica Militare per equipaggiare la VAM (Vigilanza Aeronautica Militare). Il progetto era buono ma non ottenne il risultato sperato e non venne mai impiegato al resto dell’esercito. Le tre adozioni da parte dei San Marco, VAM e NOCS si resero necessarie in quanto questi reparti non avevano in dotazione nemmeno i BM59, bensì ancora gli obsoleti MAB in 9x19mm.
Nella metà degli anni ’80 l’Esercito Italiano deliberò il bando di concorso per la sostituzione dell’ormai antiquato BM59 in calibro 7,62x51 NATO; naturalmente la Beretta partecipò e presentò nel 1985 un nuovo fucile che derivava, con alcune migliorie, dall’AR70. Gli altri partecipanti furono il progetto di Bernardelli del Galil israeliano chiamato VB-SR e la Franchi con G41 su licenza HK.
Negli anni 1988/89, il modello di Beretta, superò tutte le prove di valutazione presso gli stabilimenti Militari di Armamento Leggero di Terni e Santa Severa e nel 1990 fu adottato dalle forze armate Italiane come arma individuale standard con la denominazione di “AR70/90” in cui il “90” sta proprio a significare l’anno di adozione.
Ne sono stati assegnati a tutte le Forze Armate Italiane in 79.587 unità.
L’AR70/90 è un arma a recupero di gas di tipo convenzionale, con l’asta di recupero posta sopra la canna; presenta un gruppo di recupero con dei fori di parzializzazione dell’uscita dei gas per le condizioni ordinarie o critiche di sparo: in posizione C (chiusa - Closed) limita la fuoriuscita di gas sfruttandone completamente la capacità di riarmamento (condizioni avverse), mentre O identifica la normale posizione di utilizzo (Open ovvero aperto). A PROVA DI DEFICENTE
Per quanto riguarda la canna, è cromata internamente e ha una rigatura di nuovo tipo, sempre a sei principi ma con passo di 1:7 pollici, per stabilizzare correttamente la cartuccia d’ordinanza Ss109 con palla di 62 grani; ma FUNZIONA BENISSIMO CON OGNI TIPO DI MUNIZIONE
Qualche parola meritano anche gli organi di mira: il mirino è a palo, protetto da alette, regolabile in elevazione agendo su di esso con l’attrezzo multiplo; posteriormente è presente una diottra a “L”, ribaltando la quale si espongono alternativamente riferimenti esatti per il tiro a 250 e 400 metri. La diottra è regolabile in derivazione, a click, agendo sulla ghiera posta sul lato destro con l’utensile multiplo o con un cacciavite. Il maniglione di trasporto è cavo nella parte inferiore, consentendo quindi la collimazione degli organi di mira standard senza alcuna interferenza. Inoltre, sulla sommità del maniglione è presente un complesso tacca-mirino per il tiro istintivo a distanza ravvicinata, con riferimenti luminescenti.
IL NOSTRO ESEMPLARE è in condizioni di conservazione semplicemente strepitose, tanto da far pensare che non siano stati impiegati neanche per giuramenti o parate .
La finitura superficiale è integra al 99,9 per cento, la canna è nuova di zecca (che tra l’altro, essendo cromata internamente, c’è il caso che duri anche più del nuovo proprietario…), l’otturatore non ha segni soverchi di scorrimento.
Insomma, sono armi Ex ordinanza, ma “nuove”. Uno dei principali timori degli appassionati, ovviamente, è che la procedura di demilitarizzazione abbia comportato lavorazioni antiestetiche come fresature, saldature in zone visibili dell’arma. In questo caso, occorre sottolineare come le operazioni siano state estremamente rispettose dell’estetica, che è rimasta pressoché inalterata.
Per quanto riguarda il tromboncino, questo è stato assottigliato nel diametro ed è stata allargata e modificata la fresatura entro la quale dovrebbe trovarsi la molla di ritegno della bomba, per impedirne l’impiego appunto con le bombe da fucile; ovviamente è stato fresato il porta otturatore asportando la propaggine che aziona la leva di consenso della raffica. La modifica più sostanziale è stata apportata al gruppo di scatto, eliminando la leva di consenso raffica, sostituendo il relativo perno (che è anche quello del grilletto) con uno di maggior diametro, eliminando tutte le componenti del contatore della raffica limitata e occludendo anche tutti i relativi fori di montaggio nel carter interno.
Il selettore è stato anch’esso modificato, riempiendo con saldatura le sedi per il funzionamento a raffica e introducendo anche un piccolo spinotto interno che impedisce di ruotarlo oltre la posizione del colpo singolo (ma anche limando quello spinotto, l’arma non può comunque sparare a raffica in modo assoluto).
Di tutto ciò, l’unica cosa visibile all’esterno è il perno del grilletto di maggior diametro (ma voglio vedere chi sa sul serio come fosse prima…), nient’altro.
Posizione
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